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Autoritratto con la Morte che suona il violino

Arnold Böcklin · 1872 · Olio su tela · 75 x 61 cm · Staatliche Museen zu Berlin, Alte Nationalgalerie

La Morte si china sulla spalla di Böcklin e suona il violino mentre l'artista ascolta con tavolozza e pennello in mano.

Autoritratto con la Morte che suona il violino di Arnold Böcklin: il pittore barbuto, in giacca scura, tiene pennello e tavolozza e guarda da uno sfondo buio, mentre uno scheletro ghignante si china dietro la sua spalla e suona il violino.
Autoritratto con la Morte che suona il violino, Arnold Böcklin, 1872. Wikimedia Commons · Arnold Böcklin · Autoritratto con la Morte che suona il violino · 1872 · Alte Nationalgalerie, Staatliche Museen zu Berlin · Pubblico dominio
  1. Böcklin si ferma con tavolozza e pennello mentre la Morte suona dietro di lui.
  2. Il pittore guarda di lato, vigile e in ascolto.
  3. Il teschio della Morte appare vicino, dietro la testa del pittore.
  4. Il violino ha una sola corda: la più grave, accordata in sol.
  5. Dita ossute emergono accanto alla spalla scura del pittore.
  6. Tavolozza e pennello restano nelle sue mani durante la pausa.

Che cosa mostra l’Autoritratto con la Morte che suona il violino?

Böcklin si ferma con un pennello in una mano e una tavolozza nell’altra. Gli occhi si volgono di lato mentre uno scheletro si china vicino a lui da dietro, suonando il violino. Gli strumenti lo identificano come pittore; la seconda figura introduce la mortalità nell’autoritratto.

Dipinta nel 1872, l’opera pone entrambe le figure davanti a uno sfondo scuro, quasi vuoto. Poco spazio separa il volto vivo dal teschio. La pelle calda, l’osso pallido e gli abiti scuri rendono particolarmente evidenti le diverse superfici.

Perché la Morte suona il violino?

L’espressione dell’artista è vigile, più che apertamente terrorizzata. Il pennello sospeso e lo sguardo laterale suggeriscono un’interruzione, un momento di ascolto. L’immagine non rivela esattamente che cosa pensi, ma rende la sua attenzione parte del soggetto.

La Morte è così vicina che il teschio sembra quasi toccare la testa del pittore. Il violino porta il suono immaginato in quello spazio ristretto. Un gesto musicale familiare rende la personificazione della morte presente, anziché remota.

Il museo identifica l’unica corda del violino come la più grave, accordata in sol. Questo dettaglio dà alla musica immaginata un registro preciso. Trasforma inoltre il ritratto in un’immagine dell’ascolto: il volto di un pittore risponde a qualcosa che una tela silenziosa non può rendere udibile.

Che cosa significa lo scheletro?

La scena attinge alla tradizione del memento mori, in cui un teschio o uno scheletro ricorda ai vivi la morte. Böcklin unisce quel segno familiare agli strumenti del mestiere. Il lavoro artistico e la consapevolezza della mortalità occupano lo stesso piccolo spazio.

L’Alte Nationalgalerie di Berlino, che acquistò il dipinto nel 1898, ricorda che Böcklin lo dipinse a Monaco. Conosceva le immagini della danza macabra di Hans Holbein il Giovane e i resti della celebre danza macabra della sua città natale, Basilea: la tradizione del memento mori gli era familiare. (Staatliche Museen zu Berlin, Alte Nationalgalerie)

Ma il museo sottolinea che il pittore non si spaventa: ascolta, e la Morte non gli toglie il pennello di mano. Legge la pausa come un momento d’ispirazione, una nuova declinazione dell’antico memento mori, e cita una recensione del 1898 sulla rivista Pan che nel quadro sentiva non un memento mori ma un «memento vivere», un invito a vivere. (Staatliche Museen zu Berlin, Alte Nationalgalerie)

Come ha composto Böcklin l’autoritratto?

L’oscurità fa risaltare pennello, tavolozza, volto e violino. Dita ossute emergono accanto alla spalla dell’artista, vicino allo strumento. Senza un ambiente ampio che conduca altrove lo sguardo, l’attenzione passa dal pittore alla figura dietro di lui.

L’autoritratto resta sospeso in una pausa. Böcklin tiene in mano i mezzi per continuare a lavorare, ma in questo momento ascolta. Il quadro lascia affiancate la creazione artistica e la coscienza della morte senza ridurre il loro rapporto a una semplice istruzione.

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Alte Nationalgalerie · Berlin

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