Modalità racconto
Giuditta decapita Oloferne
Giuditta e la serva tengono fermo Oloferne mentre Giuditta usa una spada. Gentileschi rende l’azione biblica una difficile lotta fisica.
- Due donne tengono fermo un generale nemico. La spada è già dentro.
- Maniche rimboccate. Sul bracciale c’è chi vede Artemide, da cui la pittrice prende il nome.
- La sua serva Abra lo inchioda. Qui nessuno si limita a guardare.
- Il sangue schizza così lontano da macchiare il petto della stessa Giuditta.
- Luce dura, una stanza nera. Non c’è altro da guardare che loro.
- Firenze rimase scioccata. Il granduca morì senza pagare; fu Galileo a farle avere i soldi.
Giuditta decapita Oloferne è un dipinto di Artemisia Gentileschi del 1620 circa in cui Giuditta e la sua serva tengono il generale assiro Oloferne inchiodato al letto mentre Giuditta gli affonda la spada nel collo; appartiene alle Gallerie degli Uffizi di Firenze.
Che cosa mostra il dipinto Giuditta decapita Oloferne?
Giuditta e la serva tengono fermo Oloferne mentre Giuditta usa una spada. Gentileschi rende l’azione biblica una difficile lotta fisica.
Nel Libro di Giuditta, l’eroina entra nel campo del comandante nemico per salvare il suo popolo assediato. Il quadro mostra il punto di svolta violento della storia.
Perché Artemisia dipinse Giuditta in modo così violento?
Le maniche rimboccate e le braccia tese rendono visibile lo sforzo di Giuditta. Il corpo si inclina nell’azione anziché restarne separato.
Anche la serva usa entrambe le braccia per trattenere Oloferne. Gentileschi le dà un ruolo attivo nel gruppo strettamente intrecciato.
La risposta più frequente comincia a Roma. Nel 1611 il pittore Agostino Tassi, un collaboratore di suo padre, violentò Artemisia. Nel processo che seguì, durato sette mesi, lei fu sottoposta a tortura; Tassi fu riconosciuto colpevole e condannato ai lavori forzati o al bando da Roma, una pena mai eseguita. La National Gallery di Londra osserva che la violenza viscerale delle sue Giuditte è stata spesso letta come la vendetta di Artemisia affidata alla pittura, ma avverte che il processo ha talvolta messo in ombra il discorso sulla sua arte. Gli Uffizi aggiungono un contesto artistico: completò questa tela a Roma, dove poteva rivedere le opere di Caravaggio. (National Gallery, London)
Come costruì la scena Artemisia Gentileschi?
La biancheria bianca cattura la luce sotto i corpi. Il sangue contro la stoffa chiara rende esplicita la violenza, anziché lasciarla suggerita.
Lo sfondo scuro elimina quasi tutti i dettagli circostanti. Luce e membra sovrapposte concentrano l’attenzione sui tre personaggi e sulla lotta comune.
Che cosa accadde quando il dipinto arrivò a Firenze?
Questa versione, dipinta intorno al 1620, appartiene agli Uffizi. È distinta dall’altra interpretazione del soggetto di Gentileschi conservata a Napoli.
Firenze non era pronta. Secondo gli Uffizi, il compenso era stato concordato con il granduca Cosimo II de' Medici, morto nel 1621, poco dopo il completamento della tela. Artemisia riuscì a riscuotere il denaro solo con grande fatica e con l’aiuto dell’amico Galileo Galilei. Quando il quadro arrivò, il suo crudo naturalismo suscitò reazioni forti e gli fu negato l’onore di essere esposto nella Galleria. Oggi, alla fine, è appeso proprio agli Uffizi, in una sala intitolata «Caravaggio e Artemisia». (Gallerie degli Uffizi)
Guarda ancora lo sforzo congiunto delle donne. Gentileschi rende visibile la determinazione dell’eroina attraverso il peso e la resistenza dei corpi.
I dettagli a colpo d'occhio
Fonti e approfondimenti
- Giuditta decapita Oloferne — Gallerie degli Uffizi
- Biografia dell’artista: Artemisia Gentileschi (Wikipedia, in inglese)
- Giuditta decapita Oloferne (Wikipedia, in inglese)