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Pandemonio

John Martin · 1841 · Olio su tela · 123 × 185 cm · Museo del Louvre

John Martin immagina il palazzo dei demoni del Paradiso perduto di Milton, che si alza sopra la lava sotto un cielo scuro.

Pandemonio di John Martin: sotto un cielo quasi nero, un immenso palazzo colonnato si estende lungo l’orizzonte sopra una lava rossa incandescente, mentre una piccola figura di Satana gli sta davanti in basso a destra e minuscole folle di demoni si radunano sotto.
Pandemonio, John Martin, 1841. Wikimedia Commons / Shonagon · John Martin · Pandemonio · 1841 · Musée du Louvre (RF 2006 21) · Pubblico dominio
  1. L'Inferno ha una capitale. Eccola.
  2. Quella figurina in basso a destra? Satana. Per il Louvre, fa sorgere il palazzo con un soffio.
  3. Nel poema di Milton non viene costruito. Sorge dalla terra «come un'esalazione».
  4. Fiumi di lava rossa lo illuminano dal basso.
  5. E questi puntini? Demoni. Per entrarci, dice il poema, si rimpiccioliscono.
  6. Il fumo si chiude sulle torri. Immenso, eppure senz'aria.
  7. Il nome l'ha inventato Milton: «tutti i demoni». Oggi pandemonio vuol dire solo caos.

Pandemonio è un dipinto di John Martin del 1841 che mostra Satana mentre innalza Pandemonio, il palazzo dei demoni nel Paradiso perduto di Milton, sopra un paesaggio di lava incandescente; appartiene al Museo del Louvre di Parigi.

Che cosa mostra il Pandemonio di John Martin?

Il palazzo è enorme, il cielo quasi nero e il terreno sottostante risplende di fuoco. John Martin rende l’Inferno opprimente attraverso la scala. L’edificio sembra capace di assorbire tutto ciò che lo circonda, comprese le minuscole figure ai suoi margini.

Il soggetto proviene dal Paradiso perduto di Milton. Pandemonio è il palazzo in cui si radunano i demoni caduti. Martin dà a quel luogo immaginario colonne, mura e torri, trasformando una visione letteraria in una presenza architettonica immensa.

Che cos’è Pandemonio nel Paradiso perduto di Milton?

In basso a destra, Satana è davanti alla struttura. Il Louvre lo descrive mentre fa sorgere il palazzo. Le sue piccole dimensioni accanto all’edificio rendono netto il contrasto: una sola figura è legata a uno spettacolo molto più grande di lei.

La lava rossa attraversa il mondo inferiore e proietta il proprio colore contro l’architettura scura. Dà all’edificio uno splendore pericoloso. La luce ci attira verso il palazzo, mentre il fuoco circostante rende inquietante quell’attrazione.

La parola l’ha inventata Milton. La Oxford University Press osserva che pandemonium fu coniato nel Paradiso perduto con il prefisso greco pan-, «tutto», e che per Milton era la capitale dell’inferno. Nel Libro I il palazzo non viene costruito in anni: un’immensa mole sorge dalla terra «come un’esalazione». Il Louvre collega il dipinto ai versi 710-719 del poema e descrive Satana, in piedi in primo piano a destra, mentre crea con un soffio il palazzo che accoglierà l’adunanza di tutti i demoni. Poco più avanti nel poema, per entrare nella sua sala, i demoni si rimpiccioliscono fino alle forme più minute. (Oxford University Press)

Come costruì la scena John Martin?

Sotto la struttura, piccole figure trasformano la vastità nel senso di una moltitudine. Vediamo che il luogo è abitato, ma la scala impedisce ai singoli di diventare il centro dell’attenzione. Il raduno appartiene all’edificio tanto quanto alle figure.

Lunghe file e forme architettoniche ripetute rendono ordinata la visione. Martin non si affida soltanto alla confusione per rendere spaventoso l’Inferno. La disciplina del palazzo dà al suo potere un carattere monumentale, quasi cerimoniale.

Come è arrivato Pandemonio al Louvre?

Fumo e oscurità incombono sulle torri lontane. L’immagine si apre in una grande profondità, eppure l’atmosfera può sembrare soffocante. Martin tiene insieme queste sensazioni: uno spazio immenso e la pressione di esservi intrappolati.

Martin aveva già inciso la scena due volte, nel 1824 e nel 1831, prima di rielaborarla in questo dipinto, che espose alla Royal Academy nel 1841, lo stesso anno del suo pendant, La città celeste. Disegnò lui stesso la cornice di serpenti e draghi. Il primo proprietario, l’ingegnere e costruttore di locomotive di Bolton Benjamin Hick, morì l’anno seguente, e il quadro fu venduto a Manchester nel 1843. Dopo essere passato per collezioni britanniche e americane, fu acquistato dal Louvre nel 2006 grazie a un lascito dell’architetto Pierre Belliot e di sua moglie, Paule Marchaud. (Museo del Louvre)

Il dipinto inquieta perché la sua grandiosità invita all’ammirazione. Martin dà a un regno malvagio una forma magnifica, poi ci lascia riflettere su quell’attrazione. Bellezza e potere possono imporsi all’attenzione senza meritare fiducia.

I dettagli a colpo d'occhio

  1. L'Inferno ha una capitale. Eccola.
  2. Quella figurina in basso a destra? Satana. Per il Louvre, fa sorgere il palazzo con un soffio.
  3. Nel poema di Milton non viene costruito. Sorge dalla terra «come un'esalazione».
  4. Fiumi di lava rossa lo illuminano dal basso.
  5. E questi puntini? Demoni. Per entrarci, dice il poema, si rimpiccioliscono.
  6. Il fumo si chiude sulle torri. Immenso, eppure senz'aria.
  7. Il nome l'ha inventato Milton: «tutti i demoni». Oggi pandemonio vuol dire solo caos.

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